
Il Monte di Pietà è un’istituzione che garantisce prestiti in pegno d’oggetti di valore. Scaduto un certo termine di tempo, gli oggetti diventano proprietà del Monte e venduti all’asta. L’invenzione di questo meccanismo si deve a Fra Giovanni Mattei da Calvi, commissario della Curia Romana dei Frati Minori, che lo ideò nel 1539. L’intenzione era di rendere accessibile denaro liquido, senza ricorrere all’usura. Il palazzo, restaurato nel 1558 da Ottaviano Mascherino, corrisponde alla parte centrale, con sei finestre sormontata da architrave e con la porta fuori centro. Il Monte fu ampliato grazie ai sussidi di Papa Clemente VIII (1592-1605). Carlo Maderno costruì in un angolo dell’edificio una magnifica cappella, che fu inaugurata nel 1618. Sotto il pontificato d’Urbano VIII, l’edificio fu ampliato, sotto la direzione del Breccioli, succeduto al Maderno nel 1630, e poi di Francesco Paparelli. Quest’ultimo iniziò a costruire nel 1639, una nuova cappella, che fu completata da Giovanni Antonio De Rossi ed infine da Carlo Bizzaccheri nel 1730. Tra il 1735 ed il 1740, Nicola Salvi (l’autore della fontana dei Trevi) ultimò i lavori della facciata prospiciente la piazza dei Pellegrini.