Meraviglie della città di Roma
Viaggio nella Roma dell'anno mille

1. Le mura dell'urbe.
Le mura della città di Roma hanno trecentosessantuno torri, quarantotto torri fortificate, novecento bastioni. Lungo la loro cerchia vi sono ventidue pietre miliari, trascurando l'Oltre Tevere e la città Leonina. ^

2. Le porte dell'urbe.
La città ha dodici porte trascurando l`Oltre Tevere, e cinque postierle. Nomi delle porte: porta Capena detta di San Paolo, vicino al sepolcro di Remo; porta Appia; porta Latina; porta Metronia; porta Asinaria in Laterano; porta Labicana detta Maggiore; porta Taurina, detta di San Lorenzo o Tiburtina; porta Nomentana; porta Salaria; porta Pinciana; porta Flaminia; porta Collina al mausoleo d'Adriano. Altre porte sono Oltre Tevere. Tre porte in Trastevere: porta Settimiana, sette Najadi presso il Gianicolo; porta Aurelia o Aurea; porta Portese. ^

3. Gli archi.
Gli archi trionfali sono: l'arco aureo d'Adriano a San Celso; l'arco di Teodosio, di Valentiniano e di Graziano imperatori a sant'Orso; l'arco trionfale al tempio di Marte fuori porta Appia; l'arco di Tito e di Vespasiano nel circo; l'arco di Costantino presso l'anfiteatro; l'arco delle Sette lucerne di Tito e di Vespasiano a Santa Maria Nova, tra il Palatino e il tempio di Romolo; l'arco di Giulio Cesare e dei senatori tra il tempio della Concordia e il tempio Fatale; l'arco trionfale d'Ottaviano presso san Lorenzo in Lucina; l'arco di san Marco detto Manus carnea presso l'arco ora detto d'Antonino; e infine, l'arco del Pane aureo. ^

4. I colli.
Questi sono i colli dell'urbe: Gianicolo, Aventino, il così detto Quirinale, il Celio, il Campidoglio, il Palatino, l'Esquilino, il Viminale. ^

5. Le terme.
Terme Antoniane, Domiziane, Massimiane, Licinie, Diocleziane, Tiberiane, Novaziane, Olimpiche, Agrippine, Alessandrine. ^

6. I palazzi.
Palazzi: maggiore in Pallanteo; di Severo; di Claudio; di Costantino; Sessoriano; Volusiano; Traciano; di Traiano e Adriano, ove c'è la colonna; di Costantino; di Sallustio; di Camillo; d'Antonino ove è la colonna; di Nerone, ove è il sepolcro di Giulio Cesare; di Cromazio; di Pompeo; di Tito e Vespasiano al foro Romano; d'Ottaviano; le Catacombe; di Romolo. Nel palazzo di Romolo vi sono due templi, della Pietà e della Concordia; Romolo vi pose una sua statua aurea, dicendo: " Non cadrà, finché una vergine non partorisca". Infatti il tempio rimarrà in piedi finché una vergine non avrà partorito, e lei lo abbatterà. ^

7. I teatri.
Teatro di Tito e Vespasiano alle Catacombe; di Tarquinio e degli imperatori ai Sette sogli; di Pompeo a san Lorenzo; di Alessandro presso santa Maria Rotonda; di Nerone presso il Castello dei Crescenzi; e Flaminio. ^

8. I luoghi che videro la passione dei santi.
Questi sono i luoghi che videro la passione dei santi; fuori porta Appia, vi fu decollato il beato Sisto, e il Signore vi apparve a Pietro, Domine quo vadis, tempio di Marte; entro porta dell'arco Stille; la regione delle Fasciole presso san Nereo; il vicolo canarius a san Giorgio, ov'era la casa di Lucillo ed è il Velo aureo; l'acqua Salvia a san Anastasio, ove fu decollato il beato Paolo; gli orti di Lucina, ov'è la chiesa di San Paolo e ove il santo riposa; tra Lude, tra due luoghi di spettacolo, il Clivo Scauro, posto tra l'anfiteatro e lo stadio, di fronte al Septem solium, dov'è la cloaca ove fu gettato san Sebastiano, il quale rivelò ove era il suo corpo a Lucina dicendo: " Trova il mio corpo sospeso nei gorghi"; la via Cornelia per ponte Milvio; la via Aurelia presso Girolum; la gradinata di Eliogabalo all'ingresso del palazzo; l'isola catenata dopo santa Trinità; l'arco Stillans davanti al Septem solium; l'arco Romano davanti all'Aventino, ove il beato Silvestro e Costantino si baciarono e si divisero, in Tellure, che sta in Canapara, ove fu la casa di Tellure; il carcere Mamertino, davanti a Marte, sotto il Campidoglio; il vico Patrizio a santa Pudenziana; il vico Laterico a santa Prassede; la basilica di Giove presso san Quirico; le terme Olimpiche, ove fu bruciato il beato Lorenzo, in Panisperna; il palazzo di Tiberio, ove Decio e Valeriano riportarono le spoglie di san Lorenzo; il circo Flaminio, al ponte Giudeo; in Trastevere, il tempio dei Ravennati che dispensa olio, ov'è santa Maria. ^

9. I ponti.
Questi sono i ponti: Milvio, Adriano, di Nerone, di Antonino, Fabricio, Graziano, dei Senatori, di Teodosio e Valentiniano. ^

10. I cimiteri.
Cimiteri: Di Calepodo a S. Pancrazio; di S. Agata presso Girolum; d'Urso, di S. Felice; di Callisto alle catacombe; di Pretestate presso porta Appia, a S. Apollinare; Cordiano fuori porta Latina; tra i due lauri a S. Elena; Ursum squoiato a S. Viviana; in Agro Verano a S. Lorenzo; di S. Agnese; della fonte di S. Pietro; di Priscilla al Salario, del Cocomero; di Trasone a S. Saturnino; di S. Felicita presso il cimitero di Callisto; Ponziano; dei Ss. Ermete e Domitilla; di S. Ciriaco in via Ostiense. ^

11. La domanda di Ottaviano ed il responso della Sibilla.
Al tempo dell'imperatore Ottaviano, cui tutto il mondo era tributario, i senatori vedendo in lui tanta bellezza e prosperità inimmaginabili, dissero: "Ti vogliamo adorare poiché una divinità è in te; se ciò non fosse, non ti arriderebbe tanto la fortuna". Egli indugiò, e, volendo interrogare la Sibilla Tiburtina, chiese tre giorni di tempo per decidere, nei quali avrebbe osservato il digiuno. Passati i tre giorni, la Sibilla diede il seguente responso all'imperatore: "La terra gronda sudore; dal cielo verrà un re per i secoli futuri, per giudicare il mondo. A lui è aperto il cielo e nessuno splendore gli sarà superiore". L'imperatore vide in cielo una bellissima vergine assisa sopra un altare, con un bambino in braccio, e, mentre era prostrato a terra in adorazione, udì una voce che diceva: "Questa è l'altare del figlio di Dio". L’imperatore riferì ai senatori della visione ed essi rimasero molto meravigliati. Questa visione avvenne nella casa dell'imperatore Ottaviano, ove ora è la chiesa di S. Maria in Campidoglio; detta Santa Maria in Ara Coeli. ^

12. Perché furono fatti i cavalli marmorei.
I due cavalli marmorei furono eseguiti con i due nudi e una donna seduta tra i serpenti, con una conca dinanzi. Ai tempi di Tiberio vennero a Roma due giovani filosofi, Prassitele e Fidia di cui l'imperatore conosceva l'enorme sapienza, e che ospitò volentieri nel suo palazzo. I due erano di tanta saggezza che l'imperatore sia di giorno sia di notte chiedeva loro consiglio su tutto, ed essi gli suggerivano fino all'ultima parola. I due gli dissero: "Imperatore, ogni cosa che ci chiederai sia di giorno sia di notte, ti consiglieremo fino all'ultima parola". L'imperatore rispose loro: "Se farete ciò, vi darò qualsiasi cosa vorrete". Essi risposero: "Non chiediamo alcuna ricompensa pecuniaria, ma un monumento a nostra memoria". Il giorno dopo, i due, interrogati dall'imperatore, chiesero ciò che la notte aveva loro consigliato. L'imperatore promise allora di erigere un monumento a loro eterna memoria, così come avevano chiesto, composto di due cavalli e due seminudi posati sulla terra, su cui scenderà il potente principe di quel secolo che dominerà il mondo. Verrà un re potentissimo, il principe più potente del secolo che salirà sui cavalli. I seminudi che stanno vicino ai cavalli con le braccia alzate, hanno le dita ripiegate per enumerare le cose future, ed essi sono nudi, così come lo è ogni scienza nelle loro menti. La donna che è assisa in mezzo ai serpenti, ha una conca davanti, simboleggia la chiesa e i suoi predicatori, perché chiunque fosse voluto andare a lei, avrebbe potuto, se si fosse purificato prima in quella conca. ^

13. I nomi dei giudici e loro mansioni.
Il Primicerius, presso i Greci è detto Papia, deve avere cura delle chiavi di tutti i palazzi ed e deve risiedere giorno e notte nel palazzo dell'imperatore. Il Secundicerius, presso i Greci è detto deptereu, anche lui deve stare giorno e notte nel palazzo e deve avere cura della corona e di tutte le vesti che servono per le cerimonie. Il Nomenculator in latino, presso i Greci detto è questor, deve avere cura delle vedove, degli orfani e di tutti i malati, e presiedere alle liti testamentarie. Il Primus defensor in latino, presso i Greci detto prohecdicos, deve comandare uomini, a difesa della sede dell'impero. L'Archarius, prende il nome da arcano,deve sapere i segreti dell'imperatore e raccogliere le tasse. Il Sacellarius deve avere cura dei monasteri delle ancelle di Dio e, nelle festività, deve accompagnare gli ospiti davanti all'imperatore. Il Protoscriniarus è il primo tesoriere. Il Bibliothecarius, presso i Greci detto logothenos. Il Referendarius, deve riferire ogni scritto all'imperatore. ^

14. Le colonne Antonina e Traiana
La colonna Antonina ha una scala a chiocciola alta 175 piedi, 203 gradini, 45 finestre. La Colonna Traiana ha una scala a chiocciola alta 138 piedi, 185 gradini, 45 finestre. L'Anfiteatro del Colosseo è alto 108 piedi. ^

15. Perché è stato fatto il cavallo detto di Costantino.
In Laterano vi è un cavallo detto di Costantino, che, chiunque voleva conoscere la verità, interrogava. Al tempo dei consoli e dei senatori, un potentissimo re Orientale venne in Italia e assediò Roma nella zona del Laterano infliggendo molte stragi al popolo Romano. Un grande e virtuoso guerriero, audace e prudente si levò, e disse ai consoli e ai senatori: "Se libererò voi da questa tribolazione, cosa mi promette il senato?". Gli risposero: "Qualunque cosa". Egli allora rispose loro: "Datemi 30 mila sesterzi ed innalzatemi, a guerra ultimata, un monumento equestre in memoria della vittoria". Consoli e senatori promisero di fare tutto ciò che egli chiedeva. Allora egli disse: "A mezzanotte alzatevi, armatevi tutti e rimanete nascosti presso le mura, e fate tutto ciò che vi ho detto". Quelli obbedirono. Il guerriero montò un cavallo senza sella e portò con sé una falce. Per molte notti egli osservò il re recarsi ai piedi d'alcuni alberi per soddisfare i propri bisogni, e, al suo sopraggiungere, una civetta che stava sugli alberi iniziava a cantare. Egli allora uscì dall'urbe per raccogliere dell'erba che legò in fascine e mise davanti a sé per non essere visto e, non appena udì la civetta cantare si avvicinò, sapendo che il re sarebbe venuto all'albero. Quando il guerriero vide il re, gli si scagliò contro, mentre questi era intento ai suoi bisogni. Gli accompagnatori del re pensarono che egli fosse dei loro e cominciarono a gridare perché egli si togliesse dal cospetto del re. Il soldato non fuggì e, fingendo prima di allontanarsi, raggiunse poi il re, e lo rapì. Non appena arrivato alle mura della città, incominciò a gridare agli assediati: "Uscite fuori e uccidete tutto l'esercito del re perché egli è mio prigioniero". I Romani fecero una sortita e uccisero molti assedianti, e altrettanti ne misero in fuga, catturando una quantità innumerevole d'oro e d'argento. Poi tornarono all'urbe vincitori, e diedero quanto promesso al soldato: 30 mila sesterzi e la statua equestre dorata, senza sella in memoria, col soldato a cavallo e la mano che afferrò il re, protesa in segno di comando. Sulla testa del cavallo, fu raffigurata una civetta, al canto della quale si doveva la vittoria. Lo stesso re fu ritratto in piccolo, con le mani legate dietro la schiena, così come lo catturarono, fu posto sotto gli zoccoli del cavallo. ^

16. Perché è stato costruito il Pantheon e la richiesta di Bonifacio.
Ai tempi dei consoli e dei senatori, il prefetto Agrippa, al comando di quattro legioni, soggiogò Svevi, Sassoni, e altri popoli occidentali. Al suo ritorno suonò la campana della statua di Persa, in Campidoglio, nel tempio di Giove Moneta. Le statue sul Campidoglio raffiguranti le varie regioni dell’impero romano, avevano ciascuna una campana al collo, che, suonava se il regno raffigurato dalla statua, si era ribellato a Roma. Udendo il suono della campana, il sacerdote che era nel tempio, avvertì i senatori. I senatori allora intimarono al prefetto Agrippa, di ritorno dalla lunga guerra contro Svevi e Sassoni, di partire per sedare la rivolta. L’esercito stremato non poteva attendere ulteriormente, pertanto Agrippa chiese tre giorni per decidere e, al termine di una notte agitata, si addormentò. Gli apparve allora una donna, che gli disse: "Agrippa, che fai? Perché sei così dubbioso?,... io ti aiuterò ma promettimi che mi costruirai un tempio, e ti assicuro che vincerai". Agrippa disse: "Sia fatto, signora". Lei gli mostrò allora come avrebbe dovuto essere il tempio. Egli le chiese allora: "Signora, chi sei?". E lei rispose: "Io sono Cibele, madre degli dei. Porterò libagioni al gran dio Nettuno, perché egli ti aiuti. Fa che questo tempio sia dedicato in mio onore e in onore di Nettuno, perché noi ti saremo accanto e vincerai". Agrippa, alzatosi al mattino, riferì il sogno al senato e, partito con una gran flotta, con cinque legioni vinse i Persiani imponendo loro un tributo annuo da versare al senato Romano. Tornato a Roma, il prefetto, fece costruire il tempio dedicato a Cibele madre degli dei e a Nettuno dio marino e di tutti i demoni, e pose a questo il nome di Pantheon. In onore di Cibele fece poi scolpire una statua dorata, che pose nel fastigio del tempio sopra l’occhio del Pantheon e la fece proteggere da una magnifica copertura bronzea dorata. Venne poi il tempo di papa Bonifacio e dell’imperatore cristiano Foca. Il Papa, vedendo quel tempio così bello dedicato a Cibele madre degli dei, davanti al quale i Cristiani erano stati molte volte percossi dai demoni, chiese all'imperatore di affidare a lui il tempio. Il papa desiderava che il tempio prima dedicato a Cibele, madre degli dei, alle calende di novembre, fosse dedicato alla stessa data, alla beata sempre vergine Maria madre di tutti i santi. Cesare glielo concesse, e il papa con tutto il popolo Romano nei giorni delle calende di novembre dedicò il tempio a Maria. Si stabilì che in quel giorno il pontefice Romano vi celebrasse una messa e il popolo prendesse il corpo e il sangue del Signore, come nel giorno di Natale del Signore. Da allora in questo giorno tutti i santi, la loro madre Maria sempre vergine e gli spiriti celesti ebbero la loro festività mentre i defunti ebbero, nelle chiese di tutto il mondo, un sacrificio per la redenzione delle loro anime. ^

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