Palazzo Braschi, Roma

La prima costruzione sorta sull’area ora occupata dal Palazzo Braschi, si deve a Francesco Orsini, Duca di Gravina, prefetto di Roma dal 1435 al 1455. Poi Oliviero Carafa, cardinale di Santa Maria sopra Minerva, fece sistemare la statua di Pasquino nel 1501, nell'omonima piazza. Nel 1516 Antonio da Sangallo il Giovane, rinnovò l’edificio su incarico del Cardinale Ciocchi del Monte. Il Sangallo costruì due torri decorate esternamente di storie e figure. L’area su cui sorse il palazzo fu stimata molto appetibile e fu abitata da ecclesiastici, dignitari, diplomatici ed aristocratici, alcuni dei quali abitarono nel Palazzo Orsini. Nella seconda metà del 1600, il Duca Flavio Orsini di Bracciano acquistò preziosi dipinti d’Annibale Carracci, Federico Zuccari, Tiziano e Tintoretto. Il Palazzo cambiò spesso proprietario, finché Pio VI Braschi (1775-1799) lo acquistò nel 1790 per farne la residenza dei suoi nipoti. Cosimo Morelli da Imola demolì tutte le costruzioni precedenti e costruì l’attuale Palazzo a pianta trapezoidale. I Braschi vi trasferirono la loro ricca collezione archeologica e la loro importante pinacoteca. Sfortunatamente, nel 1789, la dominazione Francese, comportò oltre alla deportazione di Pio VI e alla cattura del suo nipote primogenito, anche l’asportazione d’antiche statue. Il Palazzo non era stato ancora completato quando Luigi Braschi Onesti n’era tornato in possesso. Dopo la morte di Luigi molti altri vissero nell’ampio Palazzo, nel quale fu installato anche un teatro. Nel 1871, il Re d’Italia, adibì il Palazzo a sede del Ministero degli Interni. Nel 1930 lo stesso divenne la sede della federazione Fascista. Nel 1945 l’edificio divenne rifugio per gli sfollati di guerra. Nel 1952 Palazzo Braschi fu acquistato dalla città di Roma e dal 1952 fu sede del Museo di Roma.

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